"I ricercatori non crescono sugli alberi" è il titolo del libro scritto a quattro mani da Francesco Sylos Labini e Stefano Zapperi sulla ricerca e l'università in Italia. E' stato pubblicato da Laterza a gennaio 2010. A cosa serve la ricerca, perché finanziarla, cosa fanno i ricercatori, che relazione c'è tra ricerca ed insegnamento, come riformare il sistema della ricerca e dell'università, a quali modelli ispirarsi. Due cervelli non in fuga denunciano la drammatica situazione italiana e cosa fare per uscire dalle secche della crisi. Perché su una cosa non c'è dubbio: se ben gestito, il finanziamento alla ricerca non è un costo ma l'investimento più lungimirante che si possa fare per il futuro del paese e delle nuove generazioni.




mercoledì 13 ottobre 2010

L’investimento in conoscenza paga

Per avere qualche riferimento sul finanziamento dell’università e della ricerca vediamo cosa succede all’estero ed in particolare in Asia e negli Stati Uniti. Vari paesi asiatici stanno facendo investimenti enormi nelle loro università. L’idea di fondo è semplice: questi investimenti servono a produrre un gran numero di persone che potranno poi contribuire alla crescita economica del paese: rappresentano il carburante per l’innovazione e la crescita economica. Pensiero critico ed innovazione sono due aspetti complementari che si formano con l’istruzione superiore.

Il sempre attento Pietro Greco analizza il quadro delineato dal National Science Board nelScience and Engineering Indicators che la National Science Foundation degli Stati Uniti pubblica, in genere, con cadenza biennale. Il dato più interessante riguarda l’Asia, in cui le risorse finanziarie a Ricerca & Sviluppo sono triplicate dal 1996 al 2007 ed in particolare la Cina, che investe quanto l’Europa

“Ma da qui a qualche anno questi traguardi saranno abbondantemente superati. La Cina si appresta a diventare a ogni livello la seconda potenza scientifica del mondo, dopo gli USA.”

Basti considerare che in Cina negli ultimi dodici anni il numero di ricercatori è triplicato e la Cina ha lo stesso numero di ricercatori di USA e Unione Europea. Il numero di laureati ed il numero dei dottorati sono anche esplosi con la conseguenza che “Nell’output scientifico in senso stretto: il numero di articoli prodotti da scienziati americani ed europei che era complessivamente pari al 69% del totale mondiale nel 1995 è sceso al 58% nel 2008, mentre la quota degli articoli di scienziati asiatici è passata dal 14 al 23%. In campo tecnologico le conseguenze sono ancora più evidenti. Nel 1995 Stati Uniti ed Europa possedevano una fetta superiore al 40% nella torta del commercio mondiale di beni ad alta tecnologia. Nel 2008 la quota è scesa sotto il 30% complessivo. La Cina è diventata il principale esportatore al mondo di prodotti hi-tech. E l’Asia esporta il doppio di prodotti ad alta tecnologia di Usa ed Europa messi insieme.”

E’ noto infatti che vi sia una «significativa correlazione fra la ‘qualità delle pubblicazioni’ delle varie nazioni ed il corrispondente ‘indice di innovazione’. Viene fuori che i paesi dove si pubblicano più articoli scientifici di qualità sono anche quelli dove è maggiore il grado di innovazione industriale». E che dunque «Non esiste paese al mondo dove coesistano ‘elevata innovazione’ e ‘bassa qualità scientifica della ricerca’. Non resta quindi che ammettere che la ricerca di qualità, per quanto auto-referenziale, correla fortemente con la capacità di fare innovazione».

Come notato da Bill Costello in un articolo dal titolo “Il declino delle università americane“Attualmente gli Stati Uniti hanno le migliori università del mondo che attraggono i migliori studenti. Ma senza un maggior investimento gli Stati Uniti non avranno più le migliori università del mondo, non saranno più i leader mondiali dell’innovazione e non avranno più la più grande economia del mondo. E’ il momento per gli Stati Uniti di aumentare, e non ridurre, il finanziamento dell’università. Come il patriota americano, inventore e filosofo Benjamin Franklin disse L’investimento in conoscenza paga i migliori dividendi” .



(Pubblicato su Il Fatto Quotidiano)

Nessun commento:

Posta un commento